W.M. Pühringer

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Pühringer W. Michael (Lambach, 1945) scultore-architetto austriaco. Dall'architettura, seguendo in certo senso le premesse (imprenscindibili, per gli artisti austriaci), del Wiener Aktionismus e - in particolare per coloro per i quali l'architettura è stata la matrice ideologico formale -quelle di Walter «Pichler (che, nel rifiutare la pratica architettonica, pure non prescinde dalla spinta morto-genetica dell'architettura stessa), Pühringer, abbandonando l'attività di architetto, si dedica alla scultura. Inizialmente i suoi temi si orientavano, come notava Günther Feuerstein ('87) attorno a «varianti interpretative dell'androgino e dell'ermafrodito, in cui la polarità uomo/donna viene sostituita dalla dialettica macchina/donna e, su un livello più generale, uomo e macchina (uomo quale veicolo, quale arma)». In seguito il riferimento antropomorfo lasciava il posto ad un diverso, più intricato - e mentale - dualismo: l'elemento strutturale, 'tettonico' si unisce all'elemento fantastico, visionario. Feuerstein avvicina questo lavoro all'utopia tecnologica di Fuller e Wachsmann che, «partendo da uno spassionato calcolo tecnologico, raggiungono i campi del fantastico e della visione». Peraltro, queste più recenti opere di Pühringer hanno la loro matrice in una progettualità libera carica di energia creativa e di una tensione emotiva che trovano, nel concetto, appunto, di «connection», il loro nucleo generativo; nella scultura complessi nodi metallici stringono, in rapporti estremamente tesi e intrecciati, elementi lignei che sembrano voler uscire dalla stretta in tino slancio di libertà e, allo stesso tempo, trovare nell'intreccio la loro espressività (non è a caso che nei bellissimi disegni e progetti Pühringer accompagni i più intricati, allucinanti intrecci, con una fittissima scrittura che crea margini, sottofondi, in una sorta di squisito, sensibilissimo controcampo). Ed ecco i suoi Blitz-Connection ('89) a imbrigliare lo spazio in saettanti svettamenti; War-Baby Connection ('88), e Connected Africa dell'89 (e chi non ricorda gli inquietanti continenti disegnati col sangue, da Pichler, sul petto della lunghissima, ieratica, egizia veste plissata?); e l'aereo Wing-Connection ('88) tutto di lucido, dorato metallo e, appunto, gli stupendi disegni ricchi di fittissime, organiche, inquietanti complessità.

Lara -Vinca Masini, Dizinario del Fare Arte Contemporaneo, Firenze 1992


UNO SGUARDO NEL PROFONDO

Uno sguardo nel profondo. Vedo i progetti, tocco le sculture di Michael Pühringer e mi addentro nell'oscurità dei pozzi minerari, fra le travi che sprofondano nella terra e le suggestioni drammatiche di un'attività che da umana diventa industriale e si disumanizza. Rivedo la serie delle "Carceri" di Piranesi, ammuffite, grondanti lacrime e sudore, eppure non posso fare a meno di ricordare gli studi, i progetti, le annotazioni di Leonardo, la grafia minuziosa ed impazzita, la carne da studiare, sezionare, calcolare. Un percorso denso di insidie che si stampa pericolosamente sul nulla, che si sostiene unicamente per via di calcolo e geometrie allucinate. I raccordi, le travi, le saldature non sorreggono altro che se stesse: l'impossibile soluzione strutturale ed eventualmente architettonico-abitativa è invertita: il legame non tiene unite le diverse parti della composizione, ma fa da tramite fra un davanti ed un dietro, un posto di osservazione e il suo diametrale opposto. Ancora una volta il baratro, il gettarsi a capofitto nel profondo.

I progetti possono a volte essere realizzati, giocano questa ulteriore opportunità: si tratta, comunque, in tutt'e due i casi di un sogno visivo, non certo di descrizione o istruzioni per l'uso; il linguaggio, la scrittura, ha valore di globale e comprensiva presenza o traccia dell'uomo, di Michael Pühringer e del paziente lettore che ne segue le immagini. Del tutto opposto all'appello romantico e per ciò, in certo senso, romantico anche lui, anche Pühringer batte la strada del cosmo, e con questo dello sgomento e dell'ansia di ri-cominciare a porre le basi per l'umanità. Snaturante, ma anche ironico e finemente letterario, ruota su se stesso il cardine fantastico che ad ogni giro, sempre più veloce, mostra creature che cambiano aspetto di continuo.

Ma la storia si affaccia alla memoria, la storia privata ed anche avvertita collettivamente. Tempo fa, parlando con Pühringer, lui mi raccontava di come fosse dovuto ripartire da zero: la sua storia, non solo la sua, voleva essere ricostruita. "Non sapevo più come fosse fatto, cosa in realtà fosse l'uomo, gli animali, la Terra: li ho costruiti di nuovo". Il mistero dell'uomo si perpetua ferocemente e genera un sottile disagio, certamente in presensa di soluzioni elettroniche o tecnologicamente avanzate. La guerra, la seconda guerra mondiale, ha cambiato moltissime cose in termini di Umanità, ha scombinato con i suoi frutti un tipo di civiltà che aveva origini lontane nel tempo, disseminando il cammino di ipotesi sui possibili futuri che ci attendono. Sempre inquietante, ma tentatrice, la Storia ci spinge da presso. Connessione, avanti-dietro, passato-presente-futuro, alto-basso. Suggerirei il presente, e basta. Cos'è in realtà un continente ("Connected Africa", 1989)? un nome, un'idea, informazione... cosa possiamo con sicurezza stabilire di conoscere? Neanche il terreno che calpestiamo, se si esclude l'abitudine o il costume.

Così, Pühringer scioglie lentamente il proprio vocabolario, il proprio sistema di coscienza del mondo, l'orizzonte perduto prende corpo proprio dove, proprio quando si credeva di essere rimasti soli. La linea attraversa l'aria ed il paesaggio, ricucendone per chi vuol leggere i brani sparsi; aria e terra, l'una impalpabile, l'altra dolorosamente presente a ricordarci la caduta, e con queste l'oggetto costruito che si carica, allora sì, di umanità toccante e sensibile.

Che mondi vedono, quali pianeti incontrano le sculture che si allungano e si illuminano nel gesto stesso di slancio? Il legno si fa arto, si protende, ed il colore, il giallo, sempre, lo rende esteticamente nitido e misurato. Misurato, eppure aggressivo ed affascinante laddove allude ad un'articolazione, per cui ad una possibilità di movimento, e la mantiene bloccata, carica come una molla, come l'otturatore di un mitra pronto a scattare ("War Baby-Connection", 1988): perfetto, calcolato e realizzato accordandosi ai più sottili suggerimenti dei materiali, dall'artigianato all'industria, lucidamente folle e perciò interprete privilegiato dei sempre più delicati meccanismi che regolano il paesaggio contemporaneo. Da questo punto di vista, allora, anche le righe scritte sui disegni, o meglio progetti improbabili, sottolineano e giocano con l'immagine, ne narrano un'ipotetica, proprio perché intraducibile se non attraverso gli elementi figurativi, storia. L'uomo allontanato dalla precisione meccanica si riaffaccia timidamente alla soglia della sensibilità esprimendo e saturando di horror vacui proprio il vuoto, il baratro cui si aggrappano e le sculture e i disegni. Lo stesso horror vacui, la medesima dolorosa comprensione dell'angelo caduto che, per altre vie, vennero espresse dagli scultori romanici, da Wiligelmo a Benedetto Antelami, fino alle pagine miniate dai monaci irlandesi del Book of Kells. La miniera non crolla, incute timore, si fa scura; austere, silenziose, le sculture di Pühringer tracciano per chi guarda un luogo magico, segnano i buchi del tempo: sentinelle severe e misteriose, memori di viaggi ed atmosfere lontane dalla nostra, eppure così vicine...
Giandomenico Semeraro

W.M. Pühringer "Re-nection" Ausstellungskatalog Technorama